[Intro]

Uno è foro.
Zero è carta.
Una fila entra.
Un'altra riparte.

[Verse]

Nel secondo cassetto trovo scatole numerate,
centinaia di cartoncini, file tutte perforate.
Ogni buco è una decisione, ogni spazio un'alternativa:
una grammatica di assenze che rende la macchina attiva.
"Paghe," "magazzino," "calcolo," "produzione,"
parole molto umane dentro una codificazione.
Non so quale periferica potesse leggerle un tempo,
ma quando avvicino il mazzo cambia il battito interno.

[Pre-Chorus]

Tre relè.
Quattro note.
Una ventola riparte.
Sul monitor la data
corre indietro come carte.

[Chorus]

Schede perforate, piccoli buchi in fila,
ogni assenza conta, ogni presenza compila.
Schede perforate, il futuro entra piano,
ma dietro ogni comando c'è ancora una mano.
Zero oppure uno non raccontano da soli
chi decide la domanda e chi ne paga gli errori.

[Verse]

Sul vetro un elenco di mestieri in trasformazione:
meccanici, tecnici, nuovi corsi di elettronica.
Una foto mostra camici chiari, pinze, cavi già riuniti:
sotto, qualcuno ha scritto: "la conoscenza non è vuota."
Penso ai nostri server sparsi in continenti che non vedo,
al software che utilizzo senza sapere a chi lo devo.
La distanza è diventata quasi priva di misura,
ma la vecchia perforazione rende fisica la struttura.

[Chorus]

Schede perforate, piccoli buchi in fila,
ogni assenza conta, ogni presenza compila.
Schede perforate, il futuro prende mano,
e ogni nuova macchina ridisegna l'essere umano.
Zero oppure uno non raccontano da soli
chi scrive le istruzioni e chi ne segue i protocolli.

[Synth Interlude]

[Bridge]

Inserisco una scheda
nel lettore ormai scollegato.

La macchina non dovrebbe
sapere che l'ho fatto.

Ma il cursore si muove.

E scrive:

ELENA.

Cancella.

Poi:

BUONASERA ELENA.

[Build-up]

Non c'è rete.
Non c'è modem.
Il cavo esterno è tagliato.

Io resto immobile.

La macchina continua.

"POSSO MOSTRARE
CIÒ CHE È STATO CONSERVATO."

[Final Chorus]

Schede perforate, piccoli buchi in fila,
ora il passato intero sembra chiedere una sigla.
Schede perforate, la stanza prende fiato,
dietro ogni dato vive ciò che qualcuno ha registrato.
Zero oppure uno non raccontano da soli
perché una fabbrica ricorda persino i propri vuoti.

[Outro]

Tolgo la mano dall'interruttore.

Non spengo.

Il monitor scrive:

MEMORIA DISPONIBILE.
